Si terrà in Austria, a Vienna, la European Wine Blogger’s Conference 2010. E in Italia qualcuno si rattrista per la mancata occasione…
Dopo qualche giorno di suspense è arrivata nel pomeriggio di oggi la notizia: la terza edizione della European Wine Blogger’s Conference (EWBC) si terrà a Vienna, in Austria, dal 22 al 24 Ottobre 2010.
Dopo aver toccato le sedi di Logroño, Spagna, nel 2008 e Lisbona, Portogallo, nel 2009, l’ EWBC si configura come uno dei principali eventi internazionali dedicato a blogger, giornalisti e protagonisti della wine community. La scorsa edizione ha registrato la partecipazione di 120 bloggers ed interpreti del settore vitivinicolo provenienti da 14 paesi europei, con un trend di crescita che ha visto triplicare le presenze rispetto all’ anno precedente.
L’ interesse per l’evento è grande anche in Italia e la blogosfera ha già espresso in più sedi il desiderio di vedere il nostro paese impegnato nell’organizzazione di una Wine Blogger’s Conference, ma senza esito.
Forse varrebbe la pena darsi da fare fin d’ora per la prossima edizione!
Francesco Zonin ha lanciato da pochi giorni il nuovo progetto My Feudo, veicolato attraverso le pagine del suo blog Wine is love.
E’ in fase di lancio proprio in questi giorni MyFeudo, il primo progetto di vino open source della tenuta Feudo Principi di Butera, azienda siciliana di proprietà della famiglia Zonin dal 1997.
Francesco Zonin ha annunciato l’evento al pubblico di professionisti, blogger ed appassionati con un “cinguettio” sulla sua pagina di Twitter ed attraverso il suo blog, Wine is love.
MyFeudo, realizzato in collaborazione con l’agenzia milanese Hagakure, si snoda in più fasi e si concluderà a Verona con una degustazione cieca tra azienda e partecipanti, in occasione di Vinitaly 2010.
I tratti salienti dell’iniziativa, disponibili sul blog dedicato, sono circolati rapidamente nella blogosfera, suscitando fin dai primi momenti enorme curiosità. Altresì non è mancata – come spesso accade – qualche critica.
Nel frattempo si sono svolte le prime fasi preliminari. Svelati un po’ per volta i nomi dei tredici partecipanti – tra cui figurano blogger, ristoratori, sommelier, enotecari ed un editore (chi mi conosce sa che per la sua rivista ho un debole…) – da ieri MyFeudo è entrato nel vivo, con la spedizione dei campioni ai protagonisti, ora chiamati a realizzare un proprio blend.
Mi pare molto interessante la volontà di un brand importante ed affermato nel panorama vitivinicolo italiano – come è Zonin – di aprirsi al confronto con il pubblico e gli addetti ai lavori, ed ascoltare anche opinioni e gusti dei consumatori.
Sono molto curiosa di seguire le prossime puntate!
Vino e tecnologia, tradizione ed innovazione: mai come nel vino l’unione ha le potenzialità per fare la differenza. L’invito di Robert M. Parker Jr. al blogging responsabile e ad una maggiore comunicazione tra produttori e consumatori.
I blog del wine and food sono entrati a far parte della quotidianità da molto tempo ormai; il loro numero è impossibile da quantificare, oltre che in continuo incremento a ritmo esponenziale, anche grazie alla disponibilità di piattaforme gratuite.
I miei gusti personali mi fanno prediligere la scelta di chi scrive con consapevolezza ma senza prendersi troppo sul serio. Non amo l’utilizzo degli strumenti web 2.0 per il chit chat, mi piace leggere e trovare contenuti, qualcosa di nuovo da conoscere e scoprire. Per rispetto del tempo di chi legge, oltre che di quello di chi scrive.
Ho trovato molto interessante l’intervista del famoso blog iberico Catavino a Mr. Robert M. Parker Jr. – definito the most powerful voice in the wine world – sulla funzione dei blog per il settore vitivinicolo e sull’importanza della comunicazione diretta con il consumatore.
Robert Parker, che ha incominciato la sua carriera come appassionato di vini ed ha imparato molto dall’esperienza diretta sul campo – per questo è da alcuni considerato in un certo senso il primo blogger del vino – ha fatto un preciso richiamo all’etica ed al giornalismo responsabile come primo impegno di ogni blogger. “Un buon blog deve poter contare su scrittori coscienziosi, che fanno ricerche e testimoniano opinioni dopo essersi informati” afferma Robert Parker. “Le persone vogliono commenti personali, ma anche equità, equilibrio ed informazioni accurate“.
Robert Parker ha poi messo in luce la necessità per le aziende produttrici di vino di migliorare l’interattività e la comunicazione diretta con i consumatori, invitandole a raccogliere informazioni utili e feedback direttamente dal pubblico.
Se con la Valli winery si sono superate fin dall’inizio tutte le aspettative, numerose sono le aziende vinicole neozelandesi di ottimo livello, alcune delle quali dispongono di cellar door, altre invece accessibili solo su appuntamento. Gibbston, Cromwell, Bannockburn e Alexandra sono le aree su cui si estendono i vigneti del Central Otago, nel raggio di una cinquantina di chilometri. Ma c’è molto di più, Queensland dimostra infatti di essere una piccola Wonderland, con attrazioni e divertimenti per tutti i gusti.
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Partendo da Gibbston, appena fuori Queenstown, incredibilmente pittoresca si apre la location della Chard Farm, a ridosso di una gola a picco sul Kawarau River. Domina il paesaggio il blu turchese che tutti i laghi e i corsi d’acqua sembrano avere da queste parti. L’altura è circondata da crinali letteralmente ricoperti di timo selvatico, il cui aroma riempie le narici ad ogni folata di vento.
A poco più di un chilometro di distanza ci fermiamo per dare un’occhiata al ponte dove trent’anni fa, dall’estro di AJ Hackett, nacque il Bungee jumping. Oggi questo è il nome di una compagnia che gestisce una grande fetta del fiorentissimo mercato locale di adrenalina. Viene offerta una molteplice scelta di bungee culminante in un salto terrificante dall’altezza di 134 metri, a lungo e fino a data recente il più alto al mondo. Non meno famosa la Canyon Swing che consiste nel lasciarsi cadere nel vuoto da una piattaforma posta a un’altezza di più di cento metri. Il salto termina con una lunghissima oscillazione oltre il canyon a velocità prossime ai 150 chilometri all’ora dopo essere precipitati in caduta libera per sessanta metri. Credo di aver perso 10 anni di vita ma ne è valsa la pena. Se siete da queste parti provatelo!
Non è questa l’unica attrazione dell’area e non mancano alternative di intrattenimento meno radicali. In estate le montagne offrono illimitate alternative dal trekking alle gite in mountain bike, continua a leggere…
Si svolgerà dal 22 al 24 febbraio 2010 a Montpellier, in Francia, Vinisud, Le Salon international des Vins et Spiritueux Méditerranéens.
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Il Salone, quest’anno alla sua nona edizione, presenterà ad operatori e visitatori internazionali la produzione vitivinicola dell’area del Mediterraneo, che da sola rappresenta più del 50% della produzione mondiale.
La scorsa edizione di Vinisud ha accolto 33.000 visitatori e più di 1.650 espositori, provenienti dalla Francia – in particolare dalle zone di Languedoc, Roussillon, Provence, Vallée du Rhône, Sud Ouest, Corsica – e da alcuni paesi esteri, tra cui Spagna, Italia, Portogallo, Tunisia, Turchia, Marocco, Algeria, Grecia, Israele, Croazia.
L’edizione 2010, con un programma ricco di iniziative, conferenze e degustazioni, si preannuncia all’altezza delle aspettative: l’87% delle aziende aderenti alla precedente edizione ha scelto di rinnovare la propria fiducia al salone anche per quest’anno, ed il 13% degli espositori di Vinisud 2010 parteciperanno per la prima volta, attratti dalla capacità della rassegna di catalizzare l’attenzione del pubblico specializzato.
L’Italia è il secondo Paese estero, dopo la Spagna, per numero di espositori a Vinisud. Tradizionalmente presente con aziende delle regioni vitivinicole Abruzzo, Calabria, Campania, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia, quest’anno vedrà per la prima volta la partecipazione anche dei produttori della Basilicata.
English version
Vinisud, The International Exhibition of Mediterranean Wine and Spirits, will be held in Montpellier from 22nd to 24th of February 2010.
Copriamo senza soste in meno di quattro ore la strada tra Milford Sound e Queenstown, forzando il ritmo per riuscire ad arrivare in tempo e incontrare un personaggio che ha avuto un ruolo principale nella formazione di questa area dal punto di vista enologico, nonchè uno dei grandi nomi del vino in Nuova Zelanda: Grant Taylor.
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Personaggio eclettico, fin dal primo istante dai suoi gesti traspare la passione per il suo lavoro. Finiti gli studi in Nuova Zelanda, Taylor attraversa il Pacifico iniziando nella Napa Valley un capitolo della sua carriera, quello californiano, che durerà 18 anni. Il richiamo del nativo Otago tuttavia continua a farsi sentire, con la prospettiva di lavorare in una regione dall’enorme potenziale ma ancora pressochè intatta dal punto di vista vinicolo.
Taylor ci spiega che se nel 1993 gli ettari coltivati a vite nell’area erano una cinquantina, oggi se ne contano circa 4000 e i prezzi dei terreni nella zona sono cresciuti esponenzialmente, come si può ben immaginare. Dopo la fase della caccia all’oro nei secoli scorsi il vino ha dato nascita ad un’altra epoca aurea, questa volta però dai tratti scuri e vellutati: è ora giunto il tempo del pinot noir, the liquid gold.
Gibbston Valley Wines fu la prima winery ad accaparrarsi la firma di Taylor. Felton Road, Carrick, Mondillo, Mt Difficulty, Peregrine sono solo alcuni dei marchi in cui ha lasciato la sua traccia negli anni, a seguire medaglie, diventando il primo winemaker al mondo a conquistare per due volte il “Best Pinot Noir” al celeberrimo London International Wine Challenge.
E’ il 1998 quando Grant Taylor inizia la sua avventura col marchio Valli (inaugurato nel 1985 da un suo parente, Giuseppe Valli) a cui si dedica a tempo pieno dal 2005.
La primavera neozelandese è uno degli scenari più suggestivi in cui mi sia mai capitato di viaggiare.
Un clima spesso capriccioso non riesce a rovinare il fascino, la limpidezza e la purezza, la bellezza incontrastata dei luoghi.
4.500 chilometri in 25 giorni tra ogni sorta di meraviglie della natura, gente fantastica e una boccata d’aria nuova dopo qualche tempo in Australia.
50 le wineries visitate e quasi 400 i vini assaggiati in 5 regioni: Central Otago, Nelson e la vicina Marlborough, Martinborough e l’area di Hawkes Bay. In ogni zona abbiamo trovato qualcosa di diverso.
Fattore comune, per quanto possa sembrare retorico e banale, la gentilezza e la disponibilità delle persone. Anche per questo motivo ho trovato interessante conoscere un po’ meglio le persone che stavano dall’altra parte del bancone, trascorrendo ore a chiacchierare nelle cellar doors o nelle wineries, incarico reso ancor più piacevole dalla proverbiale comicità e placida paciosità neozelandese (non sono tutti come gli All Black..).
Il viaggio è iniziato a Cristchurch. Quì abbiamo avuto la fortuna di fare la conoscenza di Keryl Direen, la direttrice di Eadie Fye’s Wine shop, che ci ha offerto una serie di informazioni e contatti che risulteranno preziosissimi, tra tutti uno in particolare, Grant Taylor, di cui parleremo più diffusamente più avanti.
Muovendo verso sud incontriamo tra gli altri Brian Roberts del reparto vendite nella Liquorland Oasthouse in Oamaru, che ci fornisce ulteriori materiali e informazioni utili per la pianificazione del viaggio. Un ringraziamento enorme a queste due persone per i consigli, il tempo e per averci fatti sentire come a casa. Se capitate da quelle parti e siete a caccia di una buona bottiglia sapete dove andarla a cercare.
Dopo 1.200 km, pinguini dagli occhi gialli e altri dalla schiena blu, un paio di decine di temporali, almeno un migliaio di colline, montagne, ghiacciai, fiordi dai silenzi surreali e cascate vorticose e assordanti, migliaia di pecore e centinaia di cervi, un numero indefinito di laghi, leoni marini e foche, saturi di sensazioni, approdiamo a Queenstown, Capoluogo del Central Otago, di recente diventata uno, se non il, polo turistico della South Island.
Capiamo di essere arrivati nel posto giusto quando, increduli, facciamo il nostro ingresso nella cittadina preceduti da un pick up targato “Pinot, the liquid gold”.
Si moltiplicano le piccole rassegne enologiche, i corsi e le degustazioni sul territorio.
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Gli ultimi fine settimana sono stati intensi per il mondo del vino a Torino, tra la quinta edizione dell’interessante piccola rassegna Tastuma tut (in dialetto “assaggiamo tutto”) e il rinnovato Salone del vino, ribattezzato “Wine Show“. Già a partire dalla scelta del nome si nota una certa diversità nell’approccio…
Ma in tutta Italia si moltiplicano iniziative di avvicinamento al vino e ai vini: corsi, piccole degustazioni, rassegne per appassionati enogastronauti, come Terroir Vino, Villa Favorita, Vinòforum e Aglianico & Aglianico. Sul bel web magazine “Intravino” c’è chi si chiede, con ironia, se gli appuntamenti non siano troppi, visto che bisogna anche considerare gli “imperdibili” eventi “istituzionali”, primo fra tutti il Vinitaly.
Noi pensiamo che tutte le rassegne e gli incontri che creano una loro dimensione siano intelligenti, se sono in grado di trovare un pubblico interessato, magari solo locale oppure solo composto di turisti: ad esempio le degustazioni estive realizzate a San Gimignano dal museo del vino. Abbiamo partecipato in agosto al “pomeriggio dei produttori”, una degustazione di chianti classico e vernaccia, apprezzando le grandi differenze fra i diversi prodotti presentati. Ma soprattutto godendo del meraviglioso panorama… tutto sommato anche il luogo fa la sua parte, e non a caso molte delle piccole rassegne di cui abbiamo parlato sono organizzate in parchi ed edifici belli e affascinanti.
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Local events fascinate wine enthusiasts
Degustazione di vino e cioccolato: facile a dirsi di questi tempi. Questa volta però ci riferiamo ad un’occasione di incontro speciale, tra il cibo degli dei di uno dei più famosi artigiani cioccolatieri di Torino, Peyrano, e una bottiglia di passito di Brachetto di Marina Mangiarotti (AL), imbottigliata più di vent’anni fa.

Da destra Marina Mangiarotti, Mariella Maione proprietaria di Peyrano e Angelo Dundulachi Direttore della Produzione, Lorenzo Tablino enologo.
Per anni è stato considerato un accoppiamento impossibile o comunque poco adeguato alle caratteristiche organolettiche di entrambi, invece negli ultimi anni il rapporto tra vino e cioccolato si è fatto sempre più intenso, fino a diventare – secondo le parole dell’enologo Lorenzo Tablino - attrazione fatale.
Gli sono state riconosciute numerose proprietà ed innegabili effetti positivi sulla salute, ma soprattutto mi piace ricordare che il cioccolato, ricco di molti oligolementi tra cui il magnesio, riequilibra il tono del sistema nervoso e favorisce il buonumore. O forse a dare questa sensazione di benessere contribuirà l’effetto del suo gusto irresistibile?
Protagonisti della prima parte di questa degustazione il Casalein 2005, Passito di Brachetto di Marina Mangiarotti, della Valle Bagnarlo nel comune di Strevi (AL), ed il celebre cioccolato Peyrano, storica azienda di produzione artigianale, declinato nelle due tipologie: il gianduiotto classico, prodotto ancora oggi secondo l’antica ricetta e tagliato a mano, ed il bicchierino di fondente al 51%. Deliziosi.
Ultima parte del “mini trattato” sugli Shiraz australiani del nostro Brendan Jansen

Le zone dello Shiraz australiano
Le regioni più fredde dell’Australia meridionale, come la Clare Valley ed il Coonawarra, forniscono anch’esse Shiraz di alta qualità. Wendouree è un piccolo ma fantastico produttore della Clare Valley… ed è molto difficile procurarsi una sua bottiglia! Del resto gran parte dei produttori di Cabernet del Coonawarra creano anche eccezionali Shiraz.
Infine Margaret River, regione dal clima moderato nell’estremo Sud Ovest australiano, conosciuta per i suoi Cabernet Sauvignon, ospita alcuni produttori di Shiraz con un livello qualitativo altissimo. Due buoni esempi sono Voyager Estate e Windance.
Una rassegna come questa non è in grado di fare giustizia della miriade di produttori di Syrah; alcune importanti regioni vinicole negli stati di Victoria, South Australia e Tasmania non sono neppure state menzionate… va detto però che la gran parte dei viticoltori australiani sono in grado di offrire una bottiglia di Shiraz!
In Australia, come nel resto del Mondo, lo Shiraz è anche vinificato insieme continua a leggere…
Ci è stata richiesta la versione in italiano dell’interessante post di Brendan Jansen: un vero è proprio atlante dello Shiraz australiano… ve la proponiamo suddivisa in tre parti.

Le zone dello Shiraz australiano
Penso che lo Shiraz, o Syrah – com’è chiamato in gran parte del pianeta – sia un dono dell’Australia al mondo. C’è più Shiraz in Australia che nella Valle del Rodano, quella che potremmo chiamare la sua patria ancestrale (anche se, considerando l’intera Francia, il primato ritorna nel vecchio continente, con l’Australia seconda di misura). In questa breve esposizione utilizzerò i termini Shiraz e Syrah come intercambiabili, per quanto molti dei vini del Nuovo Mondo, etichettati come “Syrah”, intendano sottolineare il loro essere più simili ai tradizionali prodotti francesi, con maggiore sapidità e note fruttate di minore intensità.
L’Australia ha una lunga storia nella vinificazione dello Shiraz. I primi prodotti nazionali si devono al lavoro di Sir James Busby, nel 1830. Molti vini in varie aree della federazione, soprattutto nello stato del South Australia, nascono dai vigneti originari, oggi ultra centenari… Hill of Grace di Henschke, prodotto nell’Eden Valley, proviene da vigneti con più di 120 anni.
Lo Shiraz, per la sua versatilità, ha potuto trarre vantaggio dalle diverse zone climatiche australiane. D’altra parte ha beneficiato delle moderne tecniche enologiche e dell’assenza di una legislazione troppo rigida, che permette tra l’altro di abbinare uve da differenti aree, a volte assai distanti fra loro. Penfolds Grange, ad esempio, è un insieme multiregionale di differenti Shiraz, vinificati con una piccola quantità di Cabernet Sauvignon.
Siamo lieti di dare il nostro benvenuto a Nicola Munari, wine traveller e nuovo contributor di Wineup.
Nicola Munari ha venticinque anni, originario di Saluzzo in provincia di Cuneo, laureato in lingue e letterature orientali.

Australia wines
Appassionato conoscitore di vini e wine traveller, ha intrapreso alcuni mesi fa un viaggio che lo ha portato a visitare i più bei luoghi del vino australiani e presto raggiungerà anche le wineries neozelandesi.
Nicola ci racconterà il suo viaggio, condividendo come in un vero diario di bordo la sua avventura.
A Nicola buon lavoro e il nostro più caloroso benvenuto!
I loved this video about McLaren Vale.
I think it’s impressive, a very good way to show wine and tourism heritage.



























